Per Incontri col Vino, il 17 Aprile sarà la volta dell’Azienda Agricola Vestini Campagnano. Sarà possibile degustare i seguenti vini:
ASPRINIO BRUT
PALLAGRELLO BIANCO
PALLAGRELLO NERO
CASA VECCHIA

Pallagrello
Trattasi di un vitigno, il quale, come non molti, produce uva sia a bacca bianca che a bacca nera, con grappoli piccoli e compatti. Le sue zone di produzione esistevano solo nella provincia di “Terra di Lavoro” (oggi Provincia di Caserta) ed in particolare nelle zone alitane (comuni di Alife, Piedimonte Matese e qualche altro), caiatine (comune di Caiazzo e zone viciniore) e nei comuni dell’alto casertano (Conca della Campania e zone limitrofe) ai confini con la provincia di Frosinone, laddove in alcuni comuni, quali Roccasecca, già facenti parte della antica ‘Terra di Lavoro’, pure si trovano tracce del pallagrello.

L’uva di questo vitigno, secondo alcuni autori, corrisponde all’uva conosciuta dai romani come pilleolata, che era anche usata per la produzione del Falerno, ed in molte zone essa viene coltivata ancora con il sistema antichissimo del ‘passo succi’ (un ‘tendone’ molto alto e largo, tale da consentirvi sotto il passaggio dei buoi per arare).

Esso era molto apprezzato dai Borbone, che lo offrivano, unitamente ai grandi vini stranieri serviti ai loro pranzi, agli ospiti di riguardo; il rispetto per questo vitigno era tale da indurre Ferdinando IV di Borbone a vietare a chiunque il passaggio – pena severe sanzioni – in una vigna di 27 moggia (pari in totale a circa 9 ettari, misurando il moggio casertano mq. 3333,333), situata in località Monticello nel comune di Piedimonte Matese.

Casavecchia
La origine di questo vitigno, che produce grossi grappoli di uva rossa, tanto che sembra uva da tavola, è un vero mistero; esso si trovava solo nelle vigne, coltivate con il sistema della ‘spalliera’ alta, dei comuni di Pontelatone (antica Trebula), Formicola, Liberi, Castel di Sasso, ed in alcune vigne dei comuni limitrofi (Piana di Monte Verna, Caiazzo e qualche altro).
Secondo racconti del luogo, il suo nome deriva dal fatto che una piantina sarebbe stata trovata – dopo le grosse epidemie dell’ottocento, che avevano distrutto la gran parte dei vigneti – presso i ruderi di una antica casa romana (da cui: casa vecchia).
Alcuni autori, ritengono che possa farsi risalire tale vitigno a quello che dava uva per il famoso vino ‘trebulanum’ (dalla città romana di Trebula) che tanto piaceva ai romani; infatti secondo Plinio il vecchio, il Trebulanum veniva prodotto e vinificato proprio nella zona geografica che ora è interessata dai quattro comuni di Pontelatone, Formicola, Liberi e Castel di Sasso.
I contadini del luogo amavano molto questo vitigno e molti di essi erano gelosi del vino che riuscivano a ricavarne quando lo vinificavano in assoluto; infatti ai ‘cittadini’ (che andavano a comprare il vino in campagna) vendevano il vino che derivava dalla premitura di altre uve,miscelate solo con un po’ di ‘casavecchia’.

 

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